I Pas e il loro stato di avanzamento: un modello organizzativo da utilizzare nelle altre realtà

I Pas e il loro stato di avanzamento:  un modello organizzativo da utilizzare nelle altre realtà

Venerdì 15 gennaio si è svolto l’incontro tra l’Ufficio Speciale Immigrazione (USI) della Regione Siciliana, il Comune di Messina e gli attuatori del Piano regionale integrato per una Sicilia multiculturale e accogliente (PRISMA).

A un anno e mezzo dall’avvio del Piano Regionale, la dirigente Michela Bongiorno, Saverino Richiusa per l’USI, l’assessora alle Politiche Sociali Alessandra Calafiore, Sara Tornesi per il Comune di Messina, Luciano D’Angelo per Consorzio Nova, Francesco Giunta, Tindaro Bellinvia e Sergio Villari per la Cooperativa Utopia, Elio Tozzi e Happi Delice per il Istituto Arrupe si sono confrontati sullo stato di avanzamento dei PAS (Punti di Accesso ai Servizi).

Grazie al coinvolgimento dell’assessora Calafiore e all’esperienza della Coop Utopia «nella provincia di Messina, il team di PRISMA ha costruito una rete capace di rispondere ai bisogni dei cittadini stranieri – afferma Luciano D’Angelo – e offre un modello organizzativo efficace da utilizzare nelle altre realtà» .

Il Punto di Accesso ai Servizi si fa carico della persona vulnerabile tramite l’ascolto e l’individuazione dei suoi bisogni, poiché il cittadino non sempre è cosciente delle proprie esigenze e, se straniero, ha inoltre difficoltà a spiegare la propria condizione. 

«Il Covid – riflette Calafiore – ha fatto emergere altre fragilità accanto a quelle già esistenti, in questi mesi abbiamo avuto a che fare con un’utenza che fino a ora non si era mai rivolta a noi», basti pensare alle famiglie migranti ormai inserite nel contesto socio-economico che hanno perso il lavoro a causa dell’emergenza. Oggi il PAS rappresenta un modello organizzativo, più che un luogo fisico, che si basa sulla cooperazione degli uffici e degli enti che concorrono al benessere del cittadino: salute, istruzione, lavoro e ambiente. Per questo motivo la via maestra è quella del suo riconoscimento istituzionale che possa trasformare una buona pratica in una prassi amministrativa: un canale unico dove far convergere le richieste di assistenza e aiuto delle persone in difficoltà affinché la risposta sia celere e univoca.

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