Il PAS di Catania: un primo bilancio

Il PAS di Catania: un primo bilancio

Il 10 novembre scorso è stato inaugurato a Catania il PAS, Punto Accesso ai Servizi (per saperne di più clicca qui ): a distanza di qualche mese ne parliamo con Sandra Costantino, Nancy D’Arrigo, Lucien Sidibe e Nadia Hamlaoui, che operano nella struttura presente nel capoluogo etneo, supportati anche dagli altri esperti di progetto, Simona Sidoti e Luca Lo Re.

Un primo bilancio dell’iniziativa: quali sono gli elementi di forza e debolezza?

«È significativa la realizzazione di un ambiente per l’accoglienza “informale” dell’utenza in un periodo storico quale quello che si sta vivendo, in cui specie i migranti, stante la chiusura di molteplici spazi loro dedicati, sembrano aver perso i consueti punti di riferimento. L’avere a disposizione un ulteriore sportello/riferimento a cui rivolgersi può fare la differenza, soprattutto se si tratta di segnalazioni o richieste non ascrivibili a un solo ambito ma che necessitano di un’analisi ampia prima di capire cosa serve fare. Sicuramente la costituzione di una rete il più solida possibile tra servizi pubblici e privati, slegata dalle singole persone presenti e più basata sulla conoscenza dei servizi e della loro accessibilità, rappresenterà l’elemento di reale innovazione del progetto.

Elemento di forza è la costituzione dell’équipe attuale, fatta di persone che lavorano nel settore da tanti anni e che stanno mettendo a disposizione del progetto competenze, esperienza e contatti sul territorio già ben sviluppati (professionalità e preparazione degli operatori e dei mediatori che facilitano sia la comunicazione e l’individuazione dei bisogni sia la ricerca di eventuali risposte; conoscenza del territorio e dei diversi servizi presenti; conoscenza della normativa sull’immigrazione).

Quanto invece all’elemento di debolezza, esso è rappresentato dal momento storico in cui lo sportello ha preso vita che ne rende più difficile la promozione. Inoltre la comunicazione inter-istituzionale tra i vari settori coinvolti nel processo di accoglienza e inclusione – così come tra Regione e Comune – può risultare un nodo critico se non si riesce a mettere in atto un approccio sistemico e multilivello».

Cosa potrebbe essere migliorato?

«La struttura organizzativa, con l’istituzione di una équipe multidisciplinare composta sia da rappresentanti del settore pubblico che del privato sociale, atta a dirigere gli interventi proposti dal case manager. In considerazione dei tempi, potrebbe essere introdotta, di norma, la possibilità del ricevimento online tramite la creazione di una piattaforma dedicata. Inoltre, è fondamentale continuare a lavorare per una maggiore interazione con gli altri progetti in corso e per la costituzione al più presto dell’équipe multidisciplinare prevista dal progetto che dovrà da subito avere una sua sostenibilità per durare nel tempo ed essere efficace».

Con particolare riferimento al lavoro dei mediatori, le operatrici di case management sottolineano quanto il lavoro di Lucien Sidibe sia importante. «Stante l’efficacia dell’orientamento informativo tra pari, risulta particolarmente utile l’affiancamento da parte di questa figura professionale, specie laddove si tratti di accogliere giovani adulti, con cui lo stesso condivide l’esperienza migratoria, oltre che tradizioni linguistiche e culturali».

E su Nadia Hamlaoui sottolineano «l’importanza della sua presenza oltre che dal punto di vista linguistico/culturale, anche per la sua dimestichezza con l’attività di disbrigo pratiche nel settore immigrazione».

In cosa il PAS è innovativo rispetto al sistema preesistente?

«Viene offerto un servizio non di mero sportello front-office ma di counseling sociale teso all’empowerment dell’utente, di cui si fronteggia globalmente il caso, garantendo l’attivazione congiunta di interventi in ambito socio/legale/sanitario/lavorativo/abitativo in connessione con la rete territoriale. Il progetto PRISMA potrebbe assolvere un ruolo di catalizzatore rispetto alle altre progettualità già esistenti nel territorio in materia di inclusione e accoglienza degli stranieri. Considerata anche la sua governance istituzionale, dovrebbe mirare a compattare gli interventi avviati o promossi in questo ambito e fornire una cornice comune al fine di non frammentare e disperdere le risorse. L’approccio proposto dal progetto PRISMA, compresa l’introduzione e la sistematizzazione di uno strumento quale l’équipe multidisciplinare, potrebbe produrre un’innovazione nella metodologia di lavoro, al fine di modificare il concetto stesso di accoglienza in chiave partecipativa. Lo straniero non è solo un soggetto richiedente rispetto a specifici bisogni ma è, in primo luogo, agente del proprio cambiamento e quindi di un cambiamento sociale in termini di inclusione».

Qual è la storia da voi incontrata in questi primi mesi di attività che vi ha particolarmente colpito? In che modo il vostro lavoro al PAS ha fornito un servizio?

«Il servizio sociale di una azienda ospedaliera catanese ha segnalato il caso di un richiedente asilo nigeriano estremamente deprivato, perché appena guarito da una malattia infettiva. Lo si è aiutato inserendolo in un percorso integrato d’inserimento socio-lavorativo e di sostegno all’autonomia abitativa. Inoltre, si sta cercando di negoziare con lo stesso significato e termini di un suo eventuale inserimento nel sistema S.A.I. (ex S.P.R.A.R./ SIPROIMI)». 

In che modo l’emergenza sanitaria causata dal Covid – 19 sta influendo nel vostro lavoro al PAS?

«A parte l’acuirsi dei disservizi dell’Amministrazione pubblica, correlati specie ad una insufficiente digitalizzazione della stessa, che inevitabilmente si ripercuotono anche sui servizi offerti dal PAS, il Covid – 19 incide sulle modalità di svolgimento di alcune attività che, in tempi normali, avrebbero potuto essere proposte: ad esempio la partecipazione, in gruppo, a colloqui di carattere informativo/orientativo che rappresentano un’importante forma di socializzazione. Ed ancora, il Covid – 19 comporta l’impossibilità di effettuare tutti i colloqui in presenza, come si è verificato proprio in questi giorni, in concomitanza con il passaggio a zona rossa in Sicilia».

Il PAS di Catania è aperto:

martedì, dalle ore 14 alle ore 17

giovedì, dalle ore 10 alle ore 13

Si trova in via Passo Gravina, 19 (Metro: Borgo. Per localizzare l’indirizzo su Google Maps, digitare “via Paolo Lopis”)

Info e appuntamenti: tel. 095492645.

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