Un racconto corale che inizia con una parola: Giocherenda e la storia di Din Diallo

Un racconto corale che inizia con una parola: Giocherenda e la storia di Din Diallo

“Siamo dei giovani creativi e amiamo inventare, costruire con le nostre mani e animare giochi per liberare la narrazione e far crescere la condivisione” così si presenta il gruppo di Giocherenda e basta navigare sul sito (www.giocherenda.it) o chiacchierare con loro per comprendere che dietro questa frase ci sono tanti mondi e tante visioni profonde. Storie individuali che si mischiano in un’unica poetica lezione di condivisione e comunità.

Come quella di Din Diallo, oggi presidente di Giocherenda.

Originario della Guinea, Diallo arriva a Palermo nel 2016, a 16 anni, affrontando un viaggio difficile finanche da raccontare. Viene accolto in un centro di accoglienza per minori non accompagnati e lì conosce molti ragazzi che come lui scappano da guerre e dittature.

«È come se passassi l’esistenza in una casa chiusa senza mai uscire, quando apri la porta non hai la minima idea del mondo che ti si svela» racconta «è stata dura ma io avevo una base solida data dall’istruzione, dall’educazione della famiglia e dalla religione».

Proprio il percorso scolastico si rivela un importante canale per realizzare i propri sogni. Diallo consegue la licenza media e successivamente il diploma di scuola superiore. Sono gli anni in cui insieme ai suoi amici inizia a immaginare nuove possibilità di interazione, conoscenza, lavoro.

«Eravamo tutti minori provenienti da paesi diversi. Al centro d’accoglienza, a scuola continuavamo a parlare e immaginare di costruire qualcosa di bello nella città che ci ospita. Seguendo anche dei laboratori artigianali, abbiamo cominciato a costruire la nostra idea» ricorda Diallo.

L’idea nasce dalla parola della lingua africana pulaar “Giocherenda” che significa “solidarietà, consapevolezza dell’interdipendenza, forza che nasce dalla condivisione, gioia del fare insieme”.

La parola esprime la loro visione della società ma richiama anche il verbo giocare: perché non perseguire quei valori attraverso il gioco?

Clelia Bartoli, oggi docente universitaria, a quei tempi era la loro insegnante e li sostiene immediatamente. «Clelia era la nostra insegnante e quando le abbiamo proposto l’idea ci ha creduto fermamente, in maniera quasi eroica ci ha spinto a continuare. È stata lei a mostrarci la strada da percorrere per realizzare il nostro sogno. Quando ancora non avevamo una sede ci ha ospitato a casa sua per realizzare i primi oggetti. Anche il Centro Arrupe ha creduto in noi e ci ha dato una grande mano di aiuto: la prima presentazione l’abbiamo fatta lì, così come molte attività formative. L’Arrupe inoltre ci ha dato una sede e ancora adesso parte delle nostre creazioni le produciamo lì».  Da ultimo, per esempio, Giocherenda ha partecipato al centro Arrupe alle azioni della Wp4 per creare comunità inclusiva e favorire empowerment.

Nasce così Giocherenda, inizialmente un piccolo collettivo artistico-artigianale oggi un’impresa sociale parte del progetto “In Gioco” finanziato da Fondazione con il Sud: «grazie al loro sostegno oggi abbiamo assunto alcuni ragazzi a tempo indeterminato e abbiamo anche offerto dei tirocini formativi» racconta Din Diallo.

Giocherenda realizza giochi artigianali non competitivi ma cooperativi, come i Cubi Contafiabe o le Carte Acchiapparicordi, per ricordare che ci si può divertire vincendo insieme. Un progetto che mostra una nuova forma di solidarietà superando l’individualismo e la solitudine.

«La prospettiva oggi» spiega Din Diallo «è quella di allargare le possibilità di lavoro ai giovani dei paesi terzi ma anche ai giovani palermitani. Il nostro è un modello economico etico, circolare e inclusivo. Vogliamo anche spingere i ragazzi a inventare il proprio lavoro, e farlo in questa città. Per questo facciamo formazione, andiamo nelle scuole. Siamo andati in moltissimi licei e istituti superiori palermitani a spiegare agli studenti il nostro progetto. Li abbiamo invitati a visitare il nostro centro di accoglienza perché alcuni ragazzi avevano paura degli immigrati ma solo a causa di informazioni sbagliate. A volte durante gli incontri nelle scuole chiediamo quanti hanno un amico africano. In una scuola con 200 ragazzi ha alzato la mano solo uno. Allora è da lì che bisogna ripartire dalla conoscenza reciproca».

Una conoscenza che avviene e si alimenta ogni giorno nel cuore del centro storico palermitano dove Giocherenda ha aperto la il suo negozio, in via Aragona 25. O meglio la sua bottega, come dei moderni artigiani in cui non solo si produce, si vende ma si tengono anche workshop e laboratori. Un posto aperto a tutti quelli che vogliono realizzare qualcosa e che vogliono farlo in questa città.

Giocherenda è 

Bandiougou Diawara, Hajar Lahman, Ibrahim Ture, Magassouba Gassimou, Mustapha Conteh, Omar Sillah, Saifoudiny Diallo, Amadou Diallo, Moussa Sangarè, Dawda Barry, Alpha Oumar Bah, Clelia Bartoli e Valentina Castagna.

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