Una fotografia sulla migrazione in Sicilia al di là degli stereotipi

Una fotografia sulla migrazione in Sicilia al di là degli stereotipi

Presentato nei giorni scorsi il rapporto “Migrazioni in Sicilia 2019” dell’Istituto Arrupe. Ecco, in sintesi, alcuni dei dati più interessanti.

In primo luogo, da sottolineare il dato relativo alla presenza dei residenti stranieri in Sicilia che al 1° gennaio 2019 era pari a 200.022, rappresentando così il 4% dell’intera popolazione residente. Si tratta di un dato che da solo fotografa l’incidenza della popolazione straniera nella nostra isola e, al contempo, contrasta con un’idea portata avanti da alcune forze politiche circa una presunta “invasione”.

Altro elemento interessante è la composizione etnica della presenza straniera Sicilia che vede confermarsi la prevalenza dei rumeni (58.480) che sono più del doppio dei tunisini (20.839) e ancora di più dei marocchini (15.457). Anche in questo caso vi è un evidente contrasto con un immaginario collettivo alimentato anche da alcuni mezzi di comunicazione e cavalcato da alcuni gruppi politici che hanno invece posto l’accento quasi esclusivo sugli sbarchi sulle coste siciliane che risultano invece avere, su un piano prettamente statistico, una limitata incidenza.

E sugli sbarchi, il rapporto dedica un focus particolare: l’anno scorso i migranti arrivati in Italia via mare sono stati 11.471. Tale dato, confrontato con quello registrato nel 2018 (23.370), mostra un calo del 49,1% e addirittura del 90,4% rispetto al dato del 2017: risulta pertanto evidente la contrazione registrata negli ultimi anni. Circa le nazionalità dichiarate, emerge la crescita del numero di migranti che arrivano dalla Tunisia e che rappresentano il 23% del totale. Rispetto ai circuiti nazionali dell’accoglienza, la Sicilia occupa il sesto posto con 6.307 immigrati.

Riguardo invece ai minori stranieri non accompagnati, si registra un decremento della loro presenza in Italia: al 31 dicembre 2019, infatti, 6.054 sono i minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro Paese rispetto ai 10.787 registrati nella stessa data dell’anno precedente. Si conferma inoltre il dato registrato negli anni precedenti che vede la netta preponderanza della componente maschile (5.737 pari al 94,8%) rispetto a quella femminile (317, pari al 5,2%). Interessante è anche la composizione etnica che, per certi versi, sfata un immaginario collettivo che vuole una predominanza di persone che provengono dal continente africano: al 31 dicembre 2019, infatti è l’Albania (con 1.676 minori) il Paese da cui proviene il maggior numero di MSNA registrati nel nostro Paese, seguito dall’Egitto (531), il Pakistan (501), il Bangladesh (482), il Kosovo (328), la Costa d’Avorio (286) e la Tunisia (278). Da notare come, considerate congiuntamente, questi sei Paesi costituiscono più della metà dei luoghi di provenienza dei MSNA presenti in Italia (52%). In tal quadro, la Sicilia si conferma la regione dove è presente il maggior numero di MSNA (1.164, pari al 19,2% del totale), con un rapporto tra i diversi Paesi di provenienza però del tutto diverso da quello registrato a livello nazionale: nella nostra regione è infatti il Bangladesh, seguito dalla Costa d’Avorio, Guinea, Eritrea, Mali, Gambia, Senegal, Nigeria, Somalia e Tunisia, il Paese da cui proviene il maggior numero di MSNA.

Spostandoci su temi legati al lavoro, se le oltre 72.000 posizioni lavorative in Sicilia registrate nel 2018 risultano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, diversa appare la ridistribuzione dei settori in cui viene utilizzata la manodopera: crescono infatti le posizioni nel settore agricolo che raggiungono le 27.700 posizioni (quasi 9.000 in più dal 2009) mentre calano a 19.300 i lavoratori domestici con una perdita di oltre 11.000 posizioni lavorative. Riguardo invece le prestazioni assistenziali, si registra il perdurare di ostacoli all’accesso ad un lavoro continuativo e all’ottenimento dell’assegno di sostegno al reddito, in ragione delle molte condizioni richieste per la documentazione necessaria, che pongono i cittadini stranieri in una posizione di forte debolezza nel mercato del lavoro, aumentando così il rischio di cadere in una situazione di irregolarità.

Spazio anche a una riflessione a un anno dal “decreto sicurezza”. Un dato appare immediatamente evidente: è drasticamente calato il numero dei riconoscimenti dello status di protezione mentre si registra un aumento del numero di persone che si ritrovano sul territorio senza prospettive di vita e senza una qualsiasi forma di accoglienza.

Il rapporto è scaricabile seguendo il link: https://istitutoarrupe.gesuiti.it/osservatorio-migrazioni/

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